Gli Appalti Verdi dopo il decreto correttivo n.56/2017

25 settembre 2017
decreto correttivo n.56/2017

Si è svolto il 18 settembre a Milano, presso l’Aula Magna dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano, il Convegno “Gli Appalti Verdi dopo il decreto correttivo n.56/2017”, organizzato da MM Spa con il supporto scientifico di Nonsoloambiente.

Da quasi un anno la svolta green degli appalti pubblici, avviata nel 2015 con la Legge 221, ha avuto compimento e la Pubblica Amministrazione italiana deve ora integrare appieno le considerazioni ambientali e sociali nelle procedure con cui si dota dei beni, servizi e lavori di cui necessita. Il nuovo approccio introdotto dal Legislatore italiano è il più avanzato tra gli Stati Membri e fornirà un significativo contributo alla Strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, oltre che al più recente piano d’azione per l’economia circolare, che per inciso cita il GPP tra le misure da implementare. In questo caso la politica pare avere fatto la sua parte, ora si attende che la PA si adegui celermente auspicando una fattiva collaborazione da parte delle diverse associazioni di categoria, vista la ritrosia già manifestata da alcune di esse.

Durante l’introduzione della manifestazione è intervenuto Davide Corritore, Presidente MM SpA, che ha dichiarato: “L’attività di MM, è l’esempio di come anche un’impresa pubblica può apportare valore e può incentivare una presa di coscienza delle problematiche del settore acquisti pubblici. Cultura e competenze, devono diventare gli strumenti di lavoro quotidiani degli addetti ai lavori: motivo per cui abbiamo promosso questo evento a mo’ di riflessione comune”.

Il 1° talk ha riguardato il tema “Green public procurement: adempimento normativo o opportunità strategica?”, ed ha visto la partecipazione di Stefano Esposito, Vice presidente VIII comm. Senato e relatore del decreto, che ha spiegato: “Il decreto correttivo ha voluto dare un segnale positivo, premiando l’offerta economicamente più vantaggiosa, valutando sia il prezzo delle forniture, sia la qualità del progetto. Purtroppo ci sono state critiche anche nei confronti di queste modifiche, dunque sembra lecito chiedersi: qual è la soluzione al problema in un Paese come l’Italia, in cui l’abitudine ad aggirare la legge a proprio vantaggio è ancora insita nei processi delle gare pubbliche? Maggiore fiducia nel propositivo lavoro della politica e maggiore formazione del personale della PA, potrebbero rivelarsi la soluzione.”

Anche Riccardo Rifici, Responsabile certificazioni ambientali e GPP del MATTM, ha espresso il proprio parere in merito: “Essere aggiornati e saper utilizzare gli strumenti forniti dal Decreto, sono elementi indispensabili anche poter raggiungere gli obiettivi di sostenibilità imposti dall’Europa; si rende necessario un turnover nella PA che apporti nuove conoscenze e competenze. Inoltre è auspicabile dimensionare la grandezza delle gare al tessuto imprenditoriale nazionale per favorisce un’equa concorrenza e una migliore qualità dei servizi forniti.”

Successivamente è seguito il 2° talk, che verteva sull’argomento “Appalti verdi e grandi opere: débat publique come strumento di stakeholder engagement”. È intervenuto Damiano Di Simine, Segreteria nazionale Legambiente, che ha espresso il proprio parere: “La cosiddetta ‘opzione zero’, non deve a priori essere considerata negativamente e pertanto inclusa nel ‘conflitto’ di idee che si scatena durante lo studio di grandi opere altrimenti il dibattito pubblico è un esercizio sterile. L’analisi costi-benefici deve diventare un pilastro del débat public, anche per opere minori, per considerare quali siano davvero i vantaggi della realizzazione dell’opera.“

Luca Montani, Direttore comunicazione MM SpA, ha avuto in seguito la possibilità di prendere la parola, dichiarando: “Credo sia maturo il tempo per abituare i cittadini a ragionare a lungo termine e condividere la visione del progetto. “Vedere oltre il cantiere, il qui ed ora” è la giusta strategia per aumentare il senso di appartenenza e creare maggiore consenso. Troppo spesso l’effetto NIMBY ha paralizzato ingiustamente il Paese, ma peggio ancora ha fatto la sindrome da “non nel mio mandato”.

Fonte MGP & Partners

 

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