Una piattaforma nazionale di proposte per uscire dalla dipendenza dal fossile

17 Settembre 2026
proposte Chimica Verde Bionet biobased

Una dozzina di associazioni tra le più importanti del mondo ambientalista, dell’industria e della ricerca italiana nel campo della bioeconomia, coordinate da Chimica Verde Bionet, chiedono a Ministeri e Regioni nuove regole per superare gli ostacoli normativi che frenano il bio-based.

 

“In uno scenario di conflitti bellici e di crisi energetica – scrivono i firmatari – chiediamo al Governo italiano e alle Regioni di intraprendere con decisione alcune azioni per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e dalle tensioni geopolitiche che ruotano attorno ad esse. Efficienza energetica, ricorso alle fonti rinnovabili e bioeconomia sono la strada maestra per affrancarci da questa dipendenza.”

Ma molti ostacoli di tipo normativo e anche culturale si frappongono ancora allo sviluppo dell’industria bio-based.

A partire dall’uso dei sottoprodotti e dei reflui provenienti dagli impianti. L’attuale normativa infatti, in contraddizione coi princìpi dell’economia circolare, in molti casi obbliga a trattare a fine ciclo come rifiuti speciali risorse perfettamente riutilizzabili o riciclabili. Caso esemplare: i ritagli di tessuto in uscita dalla fabbrica sono classificati ‘rifiuto’, ma la materia prima, la fibra, è spesso riutilizzabile in un nuovo ciclo. Altro esempio è quello dei fanghi provenienti dalle bioraffinerie: potenzialmente utilizzabili come fertilizzanti o fonte di bioenergia, spesso vengono invece considerati alla stregua dei rifiuti provenienti da impianti tradizionali, per via dell’assenza di codici ATECO/NACE dedicati.

Le proposte di Chimica Verde Bionet sono rivolte in primis a superare gli ostacoli normativi che tuttora bloccano lo sviluppo di nuovi progetti industriali e a superare lo svantaggio economico di un bioprodotto sviluppato con tecnologie innovative, rispetto ad analoghi prodotti di origine fossile, che godono di pratiche industriali consolidate e i cui i costi ambientali spesso non vengono contabilizzati dal mercato. Le proposte di Chimica Verde Bionet sono, pertanto, una serie di misure, attuabili a breve-medio termine e in parte già previste o auspicate dagli stessi documenti governativi (PAI, PAN-Piano d’azione nazionale in materia di consumo e produzione sostenibili, SEC-Strategia nazionale per l’Economia Circolare).

“Non c’è documento italiano o europeo che non esalti l’importanza dell‘economia circolare – aggiungono i firmatari – e poi scopri che la normativa ti obbliga a smaltire come rifiuto speciale qualsiasi sottoprodotto che esce da un ciclo industriale e che potrebbe essere pienamente riutilizzato”.

La piattaforma di proposte è solo un punto di partenza per sviluppare un confronto con le istituzioni e con altri enti. Coordinata dall’associazione Chimica Verde Bionet, è stata finora siglata da Assobioplastiche, Associazione dei Biotecnologi Italiani, AzzeroCO2, Consorzio Italiano Biogas, Ecofuturo, Federcanapa, Itabia, Kyoto Club, Legambiente, Consorzio Re-Cord e SPRING- Cluster italiano della Bioeconomia Circolare.

 

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