Iniziato l’assemblaggio del reattore a fusione nucleare Iter

11 Agosto 2020
Iter

La fase di assemblaggio di Iter durerà cinque anni, dopodiché l’impianto sarà in grado di iniziare a generare il plasma super caldo necessario per l’energia nucleare da fusione

 

E’ cominciata la nuova era della fusione nucleare, l’energia pulita del futuro che imita i processi che avvengono nel cuore delle stelle. A segnare l’evento è stata la cerimonia che nel Sud della Francia, a Cadarache, ha accompagnato l’avvio dell’assemblaggio del reattore sperimentale Iter, la gigantesca macchina nata da una collaborazione internazionale di centri di ricerca, università e industrie di Unione Europea, Giappone, Federazione Russa, Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e India.

Importante la partecipazione dell’Italia, che con la sua ricerca e l’industria, ha un ruolo di primo piano nel progetto ed è direttamente coinvolta nella fase di assemblaggio.

L’avvio dell’assemblaggio della macchina è uno dei momenti più importanti“, ha detto il capo del dipartimento di Ingegneria e costruzione di Iter, Sergio Orlandi. Il primo elemento a essere installato è stata la base del ciostato, la gigantesca struttura costruita in India che isolerà dall’ambiente esterno i sistemi magnetici di confinamento del plasma. Il processo di assemblaggio dovrebbe essere completato nei prossimi tre anni.

Nel 2023, ha osservato Orlandi, è prevista la fase di test dei singoli sistemi e nel 2024 si calcola di passare alla fase di test globale della macchina e nel 2025 si prevede che il reattore possa cominciare a funzionare per dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione come fonte di energia, sicura, pulita e inesauribile. “E’ un progetto che si sta concretizzando – ha osservato e che vede in campo tantissime realtà italiane, fra aziende e università”. Anche nel periodo di lockdown dovuto alla pandemia di Covid-19 “le aziende italiane hanno continuato a lavorare in modo superbo, aumentando la loro forza lavoro sul sito. Anche in questa fase di assemblaggio sono presenti in modo importante“.

L’assemblaggio della macchina, alta come un palazzo di dieci piani, è “una pietra miliare nella realizzazione del progetto” anche per uno dei pionieri della ricerca italiana sulla fusione, Aldo Pizzuto, presidente del comitato di progetto dell’esperimento Dtt (Dtt (Divertor Tokamak Test), destinato a dare risposte scientifiche ai problemi complessi sulla fusione.

Con un diametro di 30 metri e alta altrettanto, la macchina di Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor) è il risultato del lavoro di 3.500 ricercatori di 140 istituti di 35 Paesi. L’Unione Europea contribuisce per oltre il 50% in termini di fondi e componenti e l’Italia costruisce sia 10 dei 18 magneti superconduttori della macchina sia l’acceleratore di fasci neutri che permette di dare il via al processo di fusione, grazie al laboratorio Prima (Padova Research Iter Megavolt Accelerator).

Una sfida, quella della fusione, che secondo Pizzuto potrebbe dare “risposte definitive nella seconda metà decennio, con un primo esperimento previsto all’inizio degli anni ’30”. Se tutto andrà bene, ha concluso, “nel 2025 potremmo avere una centrale dimostrativa” e fin da ora sono allo studio progetti di dimostratori da parte dell’Unione Europea con il suo consorzio Eurofusion, della Cina e degli Stati Uniti.

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