Presentato l’annuario dei dati ambientali ISPRA 2016

23 Dicembre 2016
ISPRA 2016

L’edizione 2016 dell’annuario dei dati ambientali si presenta ampiamente rinnovata, giunta ormai alla quattordicesima edizione, ogni anno offre interessanti punti di riflessione sull’ambiente. L’edizione di quest’anno è frutto della stretta cooperazione nel campo del reporting ambientale tra l’ISPRA e le Agenzie Regionali e delle Provincie autonome per la protezione dell’ambiente. La cooperazione concerne le attività di monitoraggio, l’elaborazione e la diffusione delle informazioni scientifiche. L’annuario in particolare si sofferma sul raffronto tra l’Italia e un contesto europeo in costante evoluzione per quanto concerne i nuovi indirizzi delle politiche ambientali e delle metodologie di reporting

 

La presentazione dell’edizione 2016 dell’Annuario dei Dati Ambientali dell’ISPRIA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) si è tenuta a Roma lo scorso 6 dicembre. Il report fornisce dati e approfondimenti su biodiversità, clima, inquinamento atmosferico, qualità delle acque interne, mare e ambiente costiero, suolo, rifiuti, agenti fisici e chimici, pericolosità naturale, pollini e certificazioni ambientali.

I dati ci dicono che, a livello europeo, l’Italia è tra i paesi più minacciati dagli eventi di origine naturale, seconda solo alla Grecia, dal punto di vista della sismicità e della presenza di faglie capaci: eventi sismici, fagliazione superficiale, eruzioni vulcaniche, dissesto idrogeologico sono sempre sotto la lente di ingrandimento degli esperti. Sono state 12 le vittime di eventi franosi nel 2015 e ben 271 gli episodi che hanno causato danni alla rete stradale o ferroviaria.

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Notizie positive per le acque sotterranee: a novembre 2016, dei 1.053 corpi idrici identificati, il 59% ricade in classe “buono” sia per lo stato chimico sia per lo stato quantitativo. Nota dolente per la temperatura media: l’aumento registrato negli ultimi 30 anni nel nostro Paese è stato quasi sempre superiore a quello medio globale rilevato sulla terraferma. Il 2015 è stato l’anno più caldo dal 1961. Anche per quello che riguarda il consumo del suolo non ci sono buone notizie, l’Italia è al primo posto in Europa per perdita di suolo dovuta ad erosione idrica.

Per quanto riguarda le sostanze chimiche la produzione è arrivata a diverse centinaia di milioni di tonnellate: l’Italia è il terzo produttore europeo, dopo Germania e Francia, e il decimo a livello mondiale.

In crescita lo stato delle acque costiere di balneazione italiane, che rappresentano il 33% di quelle monitorate in Europa. Gli ambienti marini sono, tuttavia, vittime, come gli ambienti terrestri, dell’assalto di specie alloctone invasive, complici i cambiamenti climatici e la globalizzazione.

In conclusione, dal rapporto emerge che occorrono delle linee guida comuni- gli accordi di Cop21 operativi  dopo la conclusione della recente Cop22 sono un buon punto di partenza- per uscire da un’emergenza che oltre a minare lo stato dell’ambiente, influisce anche sulla salute dei cittadini.

 

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