Primi segnali di ripresa della chimica in Italia

15 Gennaio 2016
ripresa della chimica in Italia

Chimica mondiale a macchia di leopardo: vivace negli USA, frena in Cina, avanza solo gradualmente in Europa

Nel 2016 la domanda mondiale di chimica manterrà un ritmo di espansione piuttosto stabile e pari al 2,5%. La Cina si conferma in rallentamento ma, al momento, non drammatico e le situazioni di possibile sovraccapacità riguardano solo alcuni settori specifici. Negli USA la crescita della produzione proseguirà a tassi robusti (+3,1%) beneficiando di una solida ripresa economica.
Per la chimica europea si prevede un miglioramento solo graduale (compreso tra l’1,0 e l’1,5%) dopo un 2015 in modesta espansione (+0,5%). La ripresa dell’industria manifatturiera rimarrà condizionata dall’incertezza, il cambio euro/$ sosterrà le esportazioni e mitigherà la pressione dell’import insieme ai bassi corsi del petrolio che ridimensionano il vantaggio di costo delle produzioni alimentate a gas, nord-americane e medio-orientali.

Calo contenuto del costo delle materie prime

Il calo nei prezzi della petrolchimica si è realizzato solo nei mesi più recenti, frenato da condizioni di offerta tese in relazione a fattori destinati a rientrare solo in parte in futuro: oltre alle fermate per force majeur, la definitiva chiusura di impianti conseguente alla crisi e flussi di import contenuti.
I produttori italiani di chimica delle specialità non hanno beneficiato di un calo significativo e generalizzato dei costi. Oltre alle già citate tensioni, bisogna tenere conto che il petrolio è una materia prima lontana dalla chimica a valle – di conseguenza il calo si manifesta con ritardo e in misura diluita – e che non tutte le materie prime sono riconducibili al petrolio.
Le recenti quotazioni del petrolio, inferiori ai 40$, sono da considerarsi temporanee in quanto generano rischi di instabilità per l’economia mondiale così gravi da spingere, se necessario, tutti gli attori in gioco (OPEC e non) a trovare un accordo di restrizione dell’offerta. Le previsioni per il 2016 collocano il petrolio intorno ai 45$ presupponendo il ritorno nella seconda parte dell’anno su livelli analoghi alla media 2015, di conseguenza non si prospettano ulteriori forti spinte al calo dei costi.

Proseguirà la moderata ripresa della chimica in Italia, grazie al risveglio sempre più diffuso della domanda interna

Nel 2015 la produzione chimica in Italia evidenzia un recupero – ancora molto graduale – che vede per la prima volta segnali di risveglio della domanda interna. L’avvio della ripresa appare consolidato in alcuni settori clienti (auto, ma anche plastica, cosmetica e alimentare) mentre rimangono in negativo altri importanti comparti come il tessile-cuoio e le costruzioni.
Nonostante la generale debolezza del commercio mondiale, l’export chimico italiano mostra una crescita marcata (+3,9% in valore nonostante prezzi lievemente cedenti). Le vendite estere restano molto diversificate a livello geografico, risultando in espansione nel 61% dei paesi, in calo nel restante 39%. Nei mesi più recenti emerge un rallentamento, comunque non drammatico.
La produzione chimica in Italia è attesa chiudere il 2015 in crescita dello 0,8% grazie all’export in forte espansione (+4,5% in volume) e al primo rialzo della domanda interna (+1,2%), accompagnati da un consistente aumento dell’import (+4,3%).

Alla luce di uno scenario esterno denso di rischi, le previsioni per la chimica nel 2016 – in Italia come altrove – presentano un grado di incertezza molto maggiore che in passato. In Italia la crescita della produzione potrà consolidarsi all’1,4% nell’ipotesi che il quadro internazionale non porti a una più brusca frenata degli Emergenti o all’arresto della ripresa europea. L’incertezza non consentirà di vedere amplificati i frutti della ripresa attraverso un consistente ciclo scorte. La continua crescita dell’export (+3,0%), seppure a ritmi più contenuti del 2015, si accompagnerà al con-solidamento della domanda interna (+1,5%). Il miglioramento – diffuso via via a tutti i settori clienti – consentirà di mitigare il forte dualismo che ha caratterizzato gli anni recenti tra le imprese chimiche orientate all’export e quelle dipendenti dal mercato interno. I livelli di attività rimarranno però inferiori a quelli pre-crisi per le PMI attive nei settori – come le costruzioni – più colpiti dalla crisi e a bassa proiezione internazionale.

Posizionamento e ruolo dell’industria chimica in Italia

Nonostante i pesanti condizionamenti derivanti da deficit di sistema (costi energetici, infrastrutture, oneri burocratici), il settore affronta la ripresa in condizioni migliori di tanti altri comparti. Infatti, l’incidenza delle sofferenze sui prestiti bancari (6,2%) si conferma la più bassa del panorama industriale.
Questo posizionamento deriva dal crescente impegno nella ricerca e dall’upgrading tecnologico, testimo-niato da un aumento della quota di valore aggiunto sulla produzione (+6% nel 2007-2013 a fronte del mo-derato calo nel manifatturiero) non riconducibile al calo del costo delle materie prime. La performance all’export risulta, inoltre, tra le migliori nel confronto europeo (+20% dal 2010 dietro solo alla Spagna e lievemente meglio della Germania).
La chimica è un settore responsabile e cosciente del suo ruolo nella società – quello di promotrice di sviluppo e benessere – e rappresenta un modello di sostenibilità in tutte e tre le sue dimensioni (economica, sociale e ambientale). Offre opportunità di lavoro qualificate alle giovani generazioni (19% di laureati contro una media del 9%) e presenta Relazioni Industriali avanzate, che hanno dato vita ai primi fondi settoriali per la previdenza integrativa e l’assistenza sanitaria nel panorama industriale. Oltre ad avere drasticamente ridotto le emissioni in acqua (-65% dal 1989) e aria (-95%), ha già superato l’obiettivo UE sui gas serra per il 2030 (-62% dal 1990). Il settore è un’infrastruttura tecnologica perché trasferisce innovazione basata sulla ricerca a tutti i settori manifatturieri, alimentandone non solo la competitività ma anche la sostenibilità, infatti ogni unità di CO2 emessa per la sua produzione consente un risparmio più che doppio di emissioni da parte degli utilizzatori.
Valorizzare il ruolo dell’industria chimica significa essere consapevoli della sua importanza come strumento di politica industriale e adottare un approccio alla sostenibilità equilibrato nelle sue tre dimensioni oltre che fondato scientificamente. Significa, quindi, non ostacolarla, anzi sostenerla, attraverso un sistema istituzionale favorevole agli investimenti produttivi e all’attività di ricerca.

Fonte: Federchimica – www.federchimica.it

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