C’è polvere e polvere. Ma come difendersi?

28 novembre 2016

“Una polvere senza forma ha potuto invadere i continenti”.  

Italo Calvino

Quando parliamo di smog e di polveri nell’aria, spesso pensiamo alla Cina o almeno a Londra; eppure la presenza di PM10, o nano particelle, è ben spesso presente anche nel Bel Paese, come si è visto bene nello scorso inverno.

 

Ma, quel che è peggio, accanto a quelle PM 10 di cui ci parlano sempre i bollettini della qualità dell’aria, esistono anche altre polveri, più sottili. Se le prime hanno un diametro di 10 micron, le seconde, misurano solo 2,5 micron; le polveri sottili di un diametro di 10 micron sono inalabili e si accumulano nei polmoni, quelle di un diametro da 2,5 micron sono addirittura respirabili, ciò significa che possono penetrare nei nostri polmoni fino ad accumularsi nel sangue e raggiungere varie parti del nostro organismo. Così, se i danni legati alle prime sono circoscritti al sistema respiratorio, quelli legati alle polveri sottili PM 2,5 potrebbero estendersi anche ad altri tessuti.

Le Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA)  misurano i valori delle PM10 che, In base alle normative vigenti, non possono superare i 40 microgrammi per metro cubo, mentre la loro media giornaliera non può superare i 50 microgrammi per metro cubo per più di 35 giorni all’anno.

Per quanto riguarda invece le PM2,5 l’Unione Europea ne ha fissato una concentrazione limite di 25 microgrammi per metro cubo da rispettare entro il 2015, ma  ad oggi in Italia solo poche centraline sono in grado di misurarle.

Ma vediamo più a fondo che cosa sono queste micro polveri: mentre molte di esse sono di origine naturale come il polline, le spore, il sale marino, la terra alzata dal vento e non sono particolarmente dannose per la salute, anzi in alcuni casi risultano persino benefiche (per esempio l’aria ricca di iodio nei pressi del mare) quelle prodotte dall’uomo sono spesso inquinanti e  responsabili non solo dell’inquinamento atmosferico ma anche di patologie acute e croniche all’apparato respiratorio e cardio-circolatorio.

Le fonti principali di questo inquinamento da nano polveri sono le industrie, il traffico, l’agricoltura e la produzione energetica. Durante i processi di combustione e gli altri processi di produzione, vengono emesse sostanze inquinanti, alcune delle quali formano delle sostanze inquinanti nocive reagendo con altre sostanze presenti nell’atmosfera.

Penetrazione delle polveri nell'apparato respiratorio. È evidente come le nanopolveri siano in grado di penetrare a fondo nell'organismo e, si sospetta, entrare addirittura nel circolo sanguigno, penetrando poi nelle cellule
Penetrazione delle polveri nell’apparato respiratorio. È evidente come le nanopolveri siano in grado di penetrare a fondo nell’organismo e, si sospetta, entrare addirittura nel circolo sanguigno, penetrando poi nelle cellule.

Le industrie sono responsabili delle emissioni di ossido di anidride carbonica, anidride solforosa, ossidi di azoto, piccole particelle di polvere, VOC (Composti organici volatili), metano, ammoniaca e radiazioni radioattive.
La combustione di carbone e gas naturale, che occorrono per produrre elettricità, causa il rilascio nell’aria dell’anidride solforosa, degli ossidi di azoto e dell’anidride carbonica. Ovviamente anche Il traffico favorisce l‘inquinamento da nano polveri attraverso le emissioni di anidride carbonica, ossido di carbonio, ossidi di azoto, VOC (composti organici volatili) e piccole particelle di polvere.

Gran parte dell’inquinamento da nano polveri deriva dal riscaldamento di case ed uffici, che perciò è sottoposto a rigide norme, anche se spesso disattese.

Accanto a ciò, vi sono poi fonti di inquinamento spesso sottovalutate come vernici, colle o cosmetici che liberano polveri inquinanti. Non parliamo poi dei molti prodotti chimici (anidride carbonica, monossido di carbonio) emessi quando si fuma.

La riduzione di queste fonti di inquinamento è compito principale delle Autorità, che per questo debbono essere continuamente sollecitate dall’opinione pubblica adeguatamente sensibilizzata. Molto però può fare anche il singolo, cercando di ridurre il riscaldamento domestico, usando meno possibile l’auto e preferendo quelle a ridotto o nullo inquinamento (elettriche o ibride), non fumando e cercando di documentarsi sulla tossicità dei mobili a delle vernici usate, in modo da scegliere quelle meno inquinanti.

Anche nei luoghi di lavoro è possibile proteggerci, ad esempio usando meno possibile stampanti laser, fax e fotocopiatrici (che emettono una quantità di polveri sottili fino a 2 volte superiore rispetto a quella contenuta nell’aria esterna) e magari mettendole in corridoio o comunque non nella stanza dove si lavora.

 

Questo per quanto riguarda la riduzione dell’inquinamento, ma per ciò che riguarda la difesa dall’inquinamento che non possiamo ridurre?

Per l’areazione domestica o in ufficio esistono degli efficienti purificatori dell’aria; per chi deve invece obbligatoriamente vivere in un ambiente inquinato esistono da sempre le mascherine protettive.

Anche in questo campo si sono fatti recentemente grandi progressi: infatti accanto alle mascherine semirigide di carta, che possono servire  contro la comune polvere ma non riparano dalle PM10, e a quelle che coprono naso e bocca con un tassello di tessuto, che possono essere utili in ambito sanitario, evitando di disperdere saliva, muco o particelle di sangue quando si è ammalati, esistono poi quelle di tipo FFP3, che arrivano a trattenere fino al 99 per cento delle particelle libere in aria, quindi ideali per ridurre l’inalazione di polveri sottili nei giorni di grande inquinamento o nel caso di lavoratori particolarmente esposti (es.vigili urbani,saldatori ecc.).

Gianluigi Pagano

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