Eni scommette sull’energia del moto ondoso e sostiene il laboratorio del Politecnico di Torino

29 Settembre 2020
moto ondoso

Investimento da 45 milioni per accelerare le tecnologie che sfruttano l’energia del moto ondoso. Descalzi: “Eni ha bisogno della ricerca per cambiare pelle”

 

Un laboratorio per sviluppare sistemi capaci di sfruttare l’energia prodotta dalle onde. È l’iniziativa avviata da Eni in collaborazione con il Politecnico di Torino per accelerare l’industrializzazione delle tecnologie per lo sfruttamento delle risorse energetiche marine, con un primo prototipo già installato da Eni nel Mar Adriatico e in prospettiva l’obiettivo di allestire nei prossimi anni impianti per la produzione di 12mila Watt di energia elettrica.

 

Eni deve trasformarsi, andare incontro alla transizione tecnologica e cambiare pelle – spiega l’ad Claudio Descalzied è per questo che le attività di ricerca svolte con le Università ci servono, sono così importanti per il Gruppo, proprio per sviluppare nuove tecnologie, con l’obiettivo di decarbonizzare il sistema”. Un impegno finanziario da 45 milioni di euro nei prossimi quattro anni, a cui si affiancherà l’avvio di una cattedra focalizzata su questo genere di tecnologie.

 

Energia potenziale per 2 TeraWatt

Sullo sfondo, le potenzialità del mare: si stima che le onde potrebbero sviluppare una potenza lungo le coste terrestri pari a 2 TeraWatt, equivalente a 18mila miliardi di chilowattora all’anno, quasi il fabbisogno annuale di energia elettrica dell’intero pianeta. Una energia rinnovabile, green e più stabile ad esempio rispetto a quella solare.

Il laboratorio di ricerca congiunto MORE – Marine Offshore Renewable Energy Lab – è stato realizzato negli spazi dell’Energy Center del Politecnico di Torino e segue a distanza di qualche mese l’accordo di programma sottoscritto dalle due realtà a gennaio scorso. Per il rettore Guido Saracco, si tratta “del più importante partenariato sottoscritto con un’azienda privata, un progetto che ha grandi potenzialità“. Il Laboratorio permetterà di ampliare il campo d’azione allo studio di tutte le fonti di energia marina, dal moto ondoso all’eolico e al solare offshore, accanto alle correnti oceaniche e di marea.

 

Sperimentazione in mare aperto

Il MORE Lab collaborerà con una serie di strutture in capo ad Eni, ad esempio il Marine Virtual Lab, presso il centro di supercalcolo HPC5 a Ferrera Erbognone, e l’area di test in mare aperto a Ravenna, dove si sta valutando la fase pre-prototipale del convertitore di moto ondoso ISWEC – Inertial Sea Wave Energy Converter – primo impianto al mondo di generazione elettrica ibrida e distribuita da moto ondoso e fotovoltaico.

Si tratta di una tecnologia nata proprio nei laboratori di ricerca del Politecnico, coordinata da Giuliana Mattiazzo, docente di Meccanica applicata alle macchine. e sviluppata dalla spin-off dell’Ateneo Wave for Energy, realtà selezionata e poi industrializzata da Eni, in funzione da marzo 2019 nell’offshore di Ravenna. Il Laboratorio farà rete anche con il sito di test del Politecnico a Pantelleria, dove altri aspetti della stessa tecnologia vengono testati in un ecosistema, come quello isolano, che punta sull’autonomia energetica e sull’azzeramento dell’impatto paesaggistico.

Per il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, è proprio la ricerca scientifica e tecnologica, accanto al mondo delle imprese, a rappresentare uno dei pilastri per spingere il paese verso il cambiamento e la trasformazione del sistema produttivo.

 

Cattedra ad hoc per la ricerca

Saranno circa 50 i ricercatori coinvolti nella ricerca di MORE Lab, tra personale in ruolo, dottorandi e tesisti del Politecnico. Il Centro avrà a disposizione una vasca di prova navale e laboratori all’avanguardia per lo sviluppo e dry test dei prototipi, oltre a un centro di calcolo ad alte prestazioni. Si avvarrà della una cattedra specifica sull’ “Energia dal Mare”, che avrà l’obiettivo di formare ingegneri specializzati nella progettazione, realizzazione e utilizzo delle nuove tecnologie che saranno sviluppate proprio nel laboratorio.

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