Le parole dell’Hydrogen Forum 2022

24 Marzo 2022
Le parole dell'Hydrogen Forum 2022

Abbiamo seguito i lavori dell’Hydrogen Forum de Il Sole 24 Ore, dove le voci più autorevoli del settore hanno delineato la ‘via Italia all’idrogeno’, anche attraverso le testimonianze dei principali gruppi industriali attivi in questo mercato.

L’idrogeno è al centro dell’interesse industriale e nazionale quale mezzo per raggiungere l’indipendenza energetica e per affrontare la transizione verso l’azzeramento dell’impronta energetica nel 2050. La costruzione dell’economia dell’idrogeno si confronta tuttavia con diverse sfide tecnologiche, normative e di mercato. Di questo si è parlato alla seconda edizione dell’Hydrogen Forum organizzato da Il Sole 24.

 

Idrogeno e transizione energetica per lo sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Europa è stato il primo tema affrontato all’evento con Laura Cozzi, Chief Energy Modeller dell’International Energy Agency, che ha recentemente pubblicato un report sulla posizione dell’idrogeno quale fattore chiave nella via alla decarbonizzazione dei Paesi europei. Dall’analisi sono emersi gli indubbi vantaggi dell’idrogeno per far fronte alla crisi energetica e climatica, oltre al potenziale risparmio per i cittadini, ma anche alcuni limiti con cui si scontrano i progetti di sviluppo tecnologico, destinatari di 350 miliardi di dollari di investimenti, tra pubblici e privati, che dovrebbero arrivare a mille miliardi nel 2050. Tra i punti critici evidenziati l’elevato costo di produzione e le difficoltà di stoccaggio e trasporto

 

Laura A. Villani, Managing Director & Partner Boston Consulting Group, ha dedicato il suo intervento a Le strategie dell’idrogeno: trend internazionali e prospettive per l’Italia in cui, insieme alle possibili importazioni, ha evidenziato le potenzialità dei progetti industriali di conversione di idrogeno grigio in idrogeno verde, ad esempio nelle raffinerie, e di sostituzione almeno parziale del gas metano nella produzione ad esempio di acciaio. BSC ha lavorato con numerose associazioni, tra cui Federchimica, proprio per tracciare la via alla decarbonizzazione dei settori hard to abate, dove il biometano risulta ora il mezzo più conveniente, ma a cui potrebbe contribuire anche l’idrogeno, a patto che la normativa attuativa sia tempestiva ed adeguata. 

 

Salvatore Bernabei, CEO Enel Green Power, ha proprio toccato il problema del costo dell’idrogeno verde nei settori hard to abate, come industria pesante, acciaio o trasporto a lungo raggio, dove i processi di elettrificazione non sono efficienti e contribuiscono in maniera rilevante alle emissioni di CO2 “crediamo che ci possa essere un futuro per l’idrogeno se però ci mettiamo a lavorare da subito per risolvere il problema principale del costo”. L’idrogeno è una risorsa preziosa che oggi, oltre ad essere prodotta in gran parte con il gas, e quindi con emissioni di CO2, “è difficile da trovare ad un prezzo accessibile. Stesso discorso per l’idrogeno verde dove la produzione oggi “è veramente trascurabile” e sul quale c’è ancora da lavorare per raggiungere dei prezzi che facciano poi sviluppare questa tecnologia per poi implementarla nei settori hard to abate”.

Secondo Bernabei, dunque, “bisogna innanzitutto investire nell’idrogeno verde perché è quello che non emette CO2 e quindi prima di stare a mettere su dei sistemi complessi per cui emetto CO2 da una parte per poi doverla sequestrare, crediamo che la soluzione migliore in un’industria nuova è investire per farla nascere direttamente senza emissioni di CO2. Crediamo anche che entro il 2030 la produzione di idrogeno verde sarà competitiva con le fonti alternative oggi in produzione per l’idrogeno”. Bernabei ha aggiunto che una combinazione tra rinnovabili ed elettrolizzatori consentirebbe di utilizzare un modello distribuito, con impianti in prossimità dei consumatori finali per risolvere il problema del trasporto.

 

Cosma Panzacchi, EVP Business Unit Idrogeno Snam ha spiegato le attività del Gruppo volte a garantire all’industria un’infrastruttura hydrogen-ready di stoccaggio e trasporto anche su lunga distanza, come fatto in passato col metano. Ma anche volte all’ottimizzazione della tecnologia degli elettrolizzatori, tramite De Nora. Un ambito in cui, al di là dei factory gate, in Italia abbiamo un sistema industriale adatto a compiere dei test, tale per cui sono già stati attivati 50 progetti. 

 

“A gennaio 2021 avevamo introdotto l’idea dell’idrogeno nel nostro piano industriale e quest’anno con l’aggiornamento del piano abbiamo definito gli economics, gli investimenti, l’ebitda a valle di mesi importanti di studi. Oggi più che allora sono convinto che l’idrogeno sia fondamentale per riuscire a dare l’autonomia energetica al nostro Paese e oggi il tema dell’autonomia energetica è diventato centrale. Lo ha dichiarato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale A2A, Renato Mazzoncini. “La tranquillità con cui pensavamo di approvvigionarci di gas, peraltro da paesi come Russia, Libia Algeria che non sono i paesi più tranquilli del nostro globo non rispecchia la realtà”, ha aggiunto. “Stiamo tutti lavorando per incrementare le rinnovabili come elettricità futura”, ha proseguito, sottolineando che questo renderà necessari “meccanismi di storage: quelli che oggi vediamo sono i pompaggi idroelettrici, le batterie e appunto l’idrogeno”.

Mazzoncini ha poi presentato il progetto della hydrogen valley in Valcamonica che produrrebbe idrogeno green dal termovalorizzatore di Brescia. L’energia prodotta dal termovalorizzatore, ha aggiunto, “per il 45% ha certificati di origine green e quindi con quell’energia riusciamo a produrre un idrogeno green che comincia a essere competitivo“. Il progetto è “già partito e ha già avuto un primo finanziamento dalla comunità europea, stiamo aspettando le autorizzazioni”. “Stiamo cercando di fare in modo di avere la produzione di idrogeno entro la fine del 2024 o al massimo nei primissimi mesi del 2025 – ha annunciato Mazzoncini – ma questo vuol dire iniziare la costruzione entro 12 mesi da oggi”. Operativamente, quindi, “stiamo costituendo una società con Fnm e Snam, un terzo a testa, che si dà l’obiettivo di costruire l’elettrolizzatore e di produrre idrogeno. Il problema, ha concluso, è la chiarezza dal punto di vista regolatorio: “È molto importante che il regolamento a livello europeo faccia un po’ di chiarezza perché decidere su che tecnologia investire dipende ad esempio da cosa viene considerato green“.

 

La commissione europea “ha confermato il ruolo centrale dell’infrastruttura del gas, non solo per il trasporto ma anche per la distribuzione, sottolineando come l’intero network debba essere pronto in tempi brevi a gestire l’immissione di gas diversi, come il biometano, che è ormai una fonte matura e ampiamente disponibile, e l’idrogeno. Per esserlo, come diciamo da tempo, la precondizione tecnica è la trasformazione digitale di reti e impianti, il vero abilitatore della transizione energetica e in questo caso anche della decarbonizzazione dei consumi e della diversificazione delle forniture”. Queste le parole dell’Amministratore Delegato di Italgas, Paolo Gallo. “Del resto – ha aggiunto – come distributori possiamo fare tanto per facilitare e stimolare la produzione di gas rinnovabili. Nel caso del biometano, per esempio, possiamo standardizzare i punti di immissione e investire, come Italgas fa già in massima parte, sulla trasformazione digitale e nei processi di ricerca”.

“Con Buzzi Unicem abbiamo sviluppato un progetto molto interessante per contribuire alla decarbonizzazione di uno di quei settori hard to abate come i cementifici. Stiamo studiando, infatti, la possibilità di realizzare presso alcuni loro stabilimenti produttivi degli impianti ‘power to gas’ che producano idrogeno verde da combinare con la CO2 che Buzzi sta provvedendo a catturare ormai da tempo nei suoi processi produttivi. Dalla combinazione – ha aggiunto – si ottiene metano sintetico che potrà essere utilizzato all’interno dello stesso ciclo produttivo. È un classico schema di economia circolare – ha notato ancora – perché la CO2, derivante dalla produzione, viene catturata, combinata con l’idrogeno e riutilizzata come metano sintetico. Le dimensioni del progetto sono significative, ma soprattutto lo è la risposta a un’esigenza di decarbonizzazione”, ha concluso.

 

Renato Boero, Presidente Iren ha parlato dell’impianto di rigassificazione a Gioia Tauro in joint venture con Sorgenia, che entro un paio di anni di attività consentirebbe di importare gas liquefatto in quantità pari a circa la metà del fabbisogno attualmente oggi garantito dalla Russia, ma per la cui autorizzazione probabilmente saranno necessari altri 3 anni. Secondo Boero per produrre idrogeno è imprescindibile chiarire la classificazione normativa dei diversi tipi di idrogeno, i .e. verde/nuovo ‘rinnovabile’, derivato dalla cattura di CO2 per la produzione di metano sintetico ecc. Così come comprendere dove esattamente verrà impiegato l’idrogeno, per poter dispiegare progetti anche di trasporto dal luogo di produzione a quello di utilizzo. Altro fronte citato da Boero quello della trasformazione dei rifiuti in biometano, che ha un potenziale pari al 10% del fabbisogno italiano. D’altronde Iren è particolarmente forte nel settore delle energie rinnovabili, dato che ha acquisito il più grande parco fotovoltaico italiano sito in Puglia. 

 

Spingere l’acceleratore sulla produzione di rinnovabili ed elettroni verdi, ma anche su biogas e gas sintetici. Lo sostiene Pierroberto Folgiero, CEO e Managing Director Maire Tecnimont, che ha posto l’accento su questi due filoni importanti per realizzare la transizione verde. “Spingeremo al massimo facendo leva su questa situazione emotiva della necessità di renderci indipendenti e speriamo che il Nimby riceva una bella spallata. Ma lavoriamo anche su tutto il filone dei gas sintetici e dei gas alternativi che mai come adesso hanno un’urgenza gigantesca. Penso al mondo del biogas che incontra forti resistenze, e penso a tutte le altre forme di gas sintetico che si possono fare gassificando i rifiuti secchi. Ricordo che dal sud portiamo all’estero rifiuti secchi a 250 euro a tonnellata; dal centro a 150 euro. Tutta questa ricchezza italiana che va all’estero potrebbe essere gassificata e potrebbe andare al gas di sintesi per fare energia ma anche prodotti”.

 

Daniela Gentile, CEO di Ansaldo Green Tech, start-up nata giugno 2021 che si occupa di progetti per la transizione verde ha voluto sottolineare come debba essere il percorso che rende l’idrogeno verde sostenibile. Alle tecnologie utili alla transizione energetica la società lavora con progetti specifici per ogni cliente, ad esempio con turbogas adatti anche a bio-combustibili o diverse tecnologie di produzione con elettrolizzatori. E se l’urgenza massima per Gentile è quella di uno storage energetico 15 volte più capiente dell’attuale nel lungo termine, nel breve saranno necessarie anche altre forme di stoccaggio su cui Ansaldo Green Tech sta lavorando, come le batterie al litio o la compressione ed espansione di CO2.

 

Giovanni Brianza, Amministratore Delegato Servizi energetici Edison ha voluto sottolineare come i comparti industriale, terziario e della Pubblica Amministrazione siano centrali nella transizione energetica. La società ha abbandonato oil&gas per affrontare la transizione con una ricetta composta da diversi ingredienti, tra cui alcuni già competitivi come il fotovoltaico, altri meno quali l’elettrificazione consumi, il green gas e la cattura CO2, secondo modelli di business di delivery e prodotto/servizio diversificati per cliente, lungo un posizionamento che copra tutta catena del valore: produzione, stoccaggio, distribuzione.

 

Le sfide dell’idrogeno: dalle nuove modalità di approvvigionamento alle forme innovative di utilizzo sono state al centro dell’intervento di Ugo Salerno, Chairman & CEO RINA, in cui ha illustrato limiti e potenzialità dei diversi tipi di idrogeno –  grigio, blu, verde fino al rosa prodotto dal nucleare – dove la richiesta di idrogeno dell’industria nel luogo e nelle quantità necessarie sono risultano fondamentali per far progredire le tecnologie. 

 

La mattinata è proseguita parlando di tecnologia e ambiente con Gianluca Marini, Executive Vice President Consulting Division CESI, che ha trattato de L’impatto dell’idrogeno sul sistema energetico: rischi e opportunità, e Giorgio Graditi, Direttore del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili ENEA, che ha fatto il punto su Ricerca e innovazione per lo sviluppo della filiera idrogeno. Il Forum si è concluso con il tema della mobilità sostenibile con Stefano Erba, Responsabile Pianificazione Strategica e Sviluppo FNM, impegnata nella creazione dell’Hydrogen Valley H2iseO

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